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BIRRIFICIO: BREW BY NUMBERS - LONDON

Siamo a Londra nella zona orientale di Bermondsey, già nota ai birrofili per la presenza di Partizan e soprattutto The Kernel, che si trova a soli 400 metri di distanza dal birrificio di cui andiamo a parlare, ovvero Brew By Numbers. Tutti e tre i produttori sono aperti al pubblico di sabato, quindi potete assolutamente valutare la possibilità di fare un bel brewery-crawling di circa un chilometro. Il birrificio è fondato da Tom Hutchings e David Seymour che, secondo quanto loro stessi raccontano, si incontrarono durante una vacanza organizzata in Cina nel 2009. Ma è solo nel 2011 che abbozzano l’idea di aprire un micro birrificio; Tom è amico di Toby Munn, birraio da The Kernel, e Dave è reduce da due anni trascorsi tra Australia e Nuova Zelanda, facendo la conoscenza con la birra “artigianale” ed iniziando con l’homebrewing. In pochi mesi  trovano, dove mettere il loro kit da homebrewing, nel seminterrato di un edificio di un amico, a Southwark Bridge Road. Grazie all’aiuto di alcuni amici esperti birrai, passano dalle prime cotte realizzate con estratti alle produzioni “all grain”; le prime birre fatte con pentole e attrezzature rudimentali sono apprezzate da chi ha l’occasione di assaggiarle. A Luglio del 2012 una generosa donazione di un filantropo (così è riportato sul sito del birrificio), dà loro la possibilità di passare dalle pentole a un nuovo piccolo impianto di acciaio inox; a Novembre dello stesso anno ottengono finalmente tutti i permessi necessari per iniziare la loro attività professionale di produttori di birra; il debutto in società avviene il primo dicembre 2012, al Craft Beer Co. di Clerkenwell. A giugno 2013 si rende già necessario un primo trasloco o, per meglio dire, avviene l’inaugurazione dei locali che ospitano i nuovi impianti del birrificio, poiché sino allora le birre erano state prodotte nel seminterrato di un amico. I locali sono – come Partizan e The Kernel -  sotto le arcate della linea ferroviaria, al 79 di Enid Street. A fianco del vecchio impianto da homebrewing, che è mantenuto per testare nuove ricette, i due birrai progettano in proprio un impianto da 12 barili  riciclando e adattando tini e altri macchinari usati  provenienti da caseifici o produttori di soft drinks.  La scelta(ispirata da quanto Dave aveva visto fare da numerosi microbirrifici visitati in Australia dove dicono che ci siano pochi produttori di impianti specifici per birrifici) consente un notevole risparmio rispetto al acquisto di un impianto di seconda mano già pronto.Prima di bere, rimangono da spendere due parole sul nome scelto dal birrificio, Brew By Numbers, ovvero “brassare per numeri”:  tutte le loro birre sono infatti denominate con due serie di numeri. Il primo indica lo stile della birra (ad es. 01 =  Saison, 02 = Golden Ale, etc.); il secondo indica invece la ricetta utilizzata. Abbastanza minimalista ma molto pulita e ordinata la grafica delle etichette, sebbene ancora piuttosto amatoriale per quel che riguarda sia la carta utilizzata sia la qualità della stampa